Open Innovation

Per noi il 2016 sarà un anno di cambiamento, di transizione verso un era “open”.

Ma cosa si intende per Open Innovation? Non è da confondersi con “open source” sono concetti completamente diversi anche se, da un certo punto di vista, dipendenti l’uno dall’altro. Una perfetta sintesi può essere questa:

L’open innovation è un modello di innovazione secondo il quale le imprese, per creare più valore e competere meglio sul mercato, non possono basarsi soltanto su idee e risorse interne ma hanno il dovere di ricorrere anche a strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da startup, università, istituti di ricerca, fornitori, inventori, programmatori e consulenti. (1)

È chiaro che se il tema è rilevante per una qualsiasi azienda lo è ancor di più per una società di consulenza informatica come la nostra. Ho vissuto con attenzione il mercato degli ultimi anni e gli elementi principali di cambiamento sono stati:

Semplicità
L’esperienza d’uso quotidiana della tecnologia è sempre più semplice ed immediata. Nessuno poteva immaginarsi un telefono senza tasti eppure oggi quei tasti sono solo un lontano ricordo; il dialogo con “la macchina” è sempre più naturale. Questa sensazione di semplicità è a tutti i livelli e trasversale, in azienda chiunque, dall’addetto di produzione al general manager, ormai pretende una tecnologia facile. Eppure l’aspettativa contrasta con la pratica quotidiana, di software ingessati, lenti, poco flessibili; aziende che hanno ancora i terminali a carattere; tempi di risposta da parte dei consulenti più lenti della velocità con cui cambia il business.

Disgregazione
C’è un problema? Probabilmente c’è una APP per risolverlo! Pensiero estremo ma, sempre ricordandoci dell’esperienza quotidiana, questo è ciò che molti di noi pensano. Tanti problemi, tante APP, una diversa dall’altra ma con in comune la cosa più importante: la piattaforma tecnologica. Un altro contrasto con il mondo aziendale degli ERP e della ricerca di assoluta convergenza nel “sistema centrale”. Quanti faraonici progetti software, nati per centralizzare tutto, sono falliti o peggio partiti ma con funzionalità complessivamente inferiori rispetto ai sistemi precedenti?

Cloud
Internet veloce ovunque ha reso possibile delocalizzare hardware e software, dando nuovo lustro al mercato dei service provider. Un tempo avevi “il server di posta esterno” oggi “hai la posta nel cloud”, sono passati 20 anni ma il prodotto è sempre lo stesso. Il cloud però ha reso possibile due cose fondamentali: la prima è che rappresenta il cavallo di troia dei vendor verso i consumatori finali e le imprese; la seconda è l’assoluta standardizzazione dei servizi. Se un azienda può acquistare le proprie caselle Exchange direttamente da Microsoft, che bisogno c’è del rivenditore? E poi se questo servizio va personalizzato, possiamo mica pensare che Microsoft lo faccia proprio per noi? Sapere che ci sono milioni di utenti soddisfatti ci invoglia a rinunciare alle personalizzazioni e con convinzione ci adattiamo.

Startup
Se prima un bravo programmatore cercava una solida azienda per realizzarsi, oggi invece pensa di fare una startup e di immettere la propria tecnologia in rete, per diffonderla ed accrescerla. Ogni giorno nascono nuovi spazi di lavoro collaborativi, aree di coworking in cui si incontrano professionisti di settori ed età completamente diverse. Una community in forte movimento che, anche a causa dei tempi poco floridi, ha saputo adattarsi sviluppando nuovi modelli di business. Sono centinaia di migliaia di persone, di tecnologie, di progetti che non possono essere ignorati.

Come vogliamo interpretare questi cambiamenti?

Le aziende devono aprirsi (da qui “open” di innovation) e scambiare informazioni con la community. Non è più sostenibile un modello in cui da Internet si fanno solo i download, senza alimentare la community stessa con progetti, risorse ed incontri di approfondimento. Bisogna aprirsi anche sul piano dei processi e condividere le best practices, per fare tesoro dell’esperienza comune ed accelerare le proprie attività. L’obiettivo è avere un time-to-market sempre più veloce ed una tecnologia sempre più moderna.

Il cloud e ciò che ne conseguirà nel rapporto vendor/consumer è un fenomeno inarrestabile. Chi vuole continuare a fare business con prodotti altrui, dovrà puntare esclusivamente sulla consulenza. Meglio pensare ad un proprio prodotto, o una suite di prodotti, da immettere sul mercato proprio attraverso il cloud. Troppo difficile? Non sembrerebbe secondo questa recente analisi, che prendendo ad esempio i software CRM, ci mostra quante soluzioni siano nate da pochissimo, stiano crescendo ed insidino posizioni ormai consolidate di mercato.

CRM Crowd

In un’unica parola: disruption.

Da quest’anno bisogna rivedere e cambiare i modelli di business, accompagnando la transizione verso un futuro in cui la domanda di mercato e l’atteggiamento dei clienti saranno completamente diversi rispetto ad oggi.

Ho deciso di iniziare la nostra era “open” proprio da questo semplice blog, per condividere pensieri, progetti e tecnologie.

 

Citazioni

(1) Che cos’è l’open innovation (e perché tutti dicono di volerla fare)

 

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