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SPAM

Lo SPAM esiste davvero! Sarebbe meglio dire “la” SPAM in questo caso: è una carne in scatola prodotta negli USA, diventata ormai sinonimo di posta indesiderata. L’origine del termine risale ad un vecchio sketch trasmesso in TV, in cui una cameriera cerca di rifilare il prodotto a due clienti, pronunciando continuamente il termine “SPAM” (https://youtu.be/M_eYSuPKP3Y).

Ma quando lo SPAM arriva nella nostra posta, non fa così ridere e non c’è settimana in cui non ci sia qualche discussione nuova con gli utenti riguardo il funzionamento della posta indesiderata.

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Storage Cluster con DRBD

Completo la serie degli articoli sull’alta affidabilità con il più classico dei sistemi di replica dello storage per Linux: DRBD.

E’ un progetto storico, iniziato moltissimi anni fa, che ha ormai raggiunto una maturità e stabilità significativa. La versione 8.4 consente di replicare un volume tra due nodi; la nuova 9.0 si definisce “SDS” Software Defined Storage e consente scenari più distribuiti fino a 16 nodi.

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High Availability Cluster

Un cluster di “alta affidabilità” è una coppia di server identici che agiscono come un singolo server per garantire la totale continuità in caso di guasto. Con un solo server tipicamente sono ridondati i dischi e gli alimentatori, ma gli altri componenti vitali (mainboard, processore o schede integrate) rimangono con un unico esemplare. Il cluster ci protegge dai disastri e permette al business di continuare, in modo trasparente, anche se uno dei due server è andato KO.

La virtualizzazione ha reso il clustering una pratica sempre meno diffusa: oggi un server virtuale può essere spostato a caldo (cioè senza mai essere spento) da un nodo fisico ad un altro, sfruttando le funzionalità di failover integrate, ad esempio, in VMware.

Ma c’è almeno un caso in cui il clustering è ancora indispensabile: lo storage.

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Subnet mask, la sconosciuta

Nella foto c’è una delle pagine di un vecchio libro sul TCP/IP, del 1995. Si parla di “subnet mask”: quell’elemento a molti sconosciuto, a parte il noto “255.255.255.0”. Il tema, per quanto vecchio, mi è ritornato recentemente fuori per un cliente con molti punti vendita, in continua espansione, che ha quasi raggiunto i 500 negozi.

Ogni negozio ha la propria rete…

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Robocopy e Shadow Copy

Robocopy è un semplice tool da riga di comando per copiare dati da una cartella all’altra in modo ricorsivo. La sua opzione “/MIR” (mirror) consente di tenere allineati due storage, applicando solo le differenze tra una copia e l’altra.

Ma cosa succede se vogliamo fare un Robocopy di un filesystem in uso, con file aperti dagli utenti alcuni dei quali magari sono database?

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GlusterFS e lo storage replicato diventa semplice

Disporre di uno storage replicato in tempo reale è una possibilità molto importante per garantire la continuità di servizio dei server aziendali. In particolare, se lo storage ospita delle macchine virtuali, sapere che queste sono copiate istantaneamente su due (o più) dispositivi hardware differenti rappresenta una gran sollievo, rispetto a scenari di cosiddetto “disastro”.

Esistono diverse tecnologie software e dispositivi hardware in grado di realizzare automaticamente la replica di uno storage. In passato abbiamo visto, ad esempio, come Synology offra questa possibilità sui NAS di fascia alta; per Linux esiste da tempo il servizio DRBD. Oggi però parleremo di GlusterFS, un software sempre per Linux mantenuto da Red Hat e reso popolare dalla diffusione delle tecnologie di virtualizzazione open-source (OpenStack in primis).

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Failover

Un gruppo di continuità che si rompe, il guasto elettrico che arriva fino ai server, un nodo VMware KO, gli switch dello storage che si resettano… un evento da 5 secondi con conseguenze per oltre 10 ore tra fermo macchine e ripristino. Questa è una vera “breve storia triste” che ci introduce al tema del failover.

Nell’informatica, il failover è il passaggio ad un server, sistema, componente hardware o rete ridondante oppure in standby, immediatamente dopo un guasto o anomalia del precedente server, sistema, componente hardware o rete attiva.

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On-Premises vs Cloud, la “nuvola” (3/3)

Il Cloud esiste da quando c’è Internet, per certi versi Internet stesso è il Cloud! Abbiamo iniziato a chiamarlo così solo qualche anno fa, dopo una brillante operazione di rebranding, che ha riportato all’attenzione quanto fosse comodo e veloce sfruttare risorse hardware e software già disponibili su Internet. La diffusione degli smartphone e il nostro modo di essere iper-connessi, ha creato il bisogno di accedere ai dati da remoto in qualsiasi momento. Il Cloud è stata la prima risposta a questo bisogno.

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On-Premises vs Cloud, installare in azienda (2/3)

Continuiamo l’approfondimento su “on-premises” e “cloud” affrontando pro e contro della prima scelta: le installazioni in azienda. Per anni questa scelta è stata l’unica a disposizione delle imprese e si concretizza acquistando uno o più server ospitati in qualche locale attrezzato.

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On-Premises vs Cloud, introduzione (1/3)

Iniziamo l’anno con una serie di 3 articoli a tema “On-premises vs Cloud”. Non manca giorno che ci sia discussione con i clienti su quale sia il luogo più idoneo per un certo servizio o applicazione: “Facciamo una nuova macchina virtuale sul server?”, “Quanto costerebbe portarlo nel Cloud?”, “Cosa è più sicuro?”.

L’informatica sta cambiando e considerare l’hardware come un servizio che può essere acquistato e fruito da remoto non è affatto semplice, anche per gli addetti ai lavori. Con questi articoli spero di fare un po’ di chiarezza e indirizzarvi sulla scelta più adeguata. Il punto di partenza però deve essere chiaro: non esiste “un meglio” e neanche un “più conveniente”. Tenere l’hardware in casa propria o utilizzare il Cloud sono due scelte alternative, ciascuna con pregi e difetti. La risposta sarà quindi sempre: dipende.

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